Nel giardino le sculture vivono all'aperto, tra l'erba, gli alberi e le pietre del posto: semi in pietra della Majella, volti, germogli. Qui l'artista osserva i fiori e gli insetti che «si schiudono al sole e si comportano come quelli delle grandi foreste», e da qui nasce gran parte del suo lavoro.
Come scrive nel suo manifesto, «il luogo nativo, con le sue forme e le sue materie, può diventare la palestra e la ricerca estetica e biologica atte a riassociare le stesse agli esseri di un tutto globale, se non addirittura cosmico». Il giardino è la forma più concreta di questa idea: un microcosmo in cui ogni pietra della montagna «può essere adatta per immaginare e progettare una scultura come fosse materia ossea del pianeta Terra».
