Pasquale Liberatore nasce a San Demetrio ne' Vestini, in provincia dell'Aquila, nel 1950. Frequenta l'Istituto d'Arte dell'Aquila e prosegue la formazione all'Accademia di Belle Arti dell'Aquila, dove si diploma. Nel 1977, a soli ventisette anni, gli viene affidato l'incarico di docente del corso di Tecnologia ed uso del marmo e della pietra nella scuola di scultura della stessa Accademia.
L'intimo immaginario di Pasquale Liberatore prende forma dai luoghi montani e boschivi della sua terra abruzzese. Fin dalle prime opere degli anni Settanta, in cui riproduce in marmo e in pietra semi ingigantiti, si mostra particolarmente interessato alla natura, elabora una profonda partecipazione materica e rivolge la sua attenzione alle immagini archetipe.
Gli anni Ottanta
Nel 1982 partecipa alla mostra collettiva «Doppio versante», terza rassegna d'arte figurativa di Acquaviva Picena. L'anno successivo è presente a «Intimità dell'indagine» nella Galleria Civica d'Arte Moderna di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, alla rassegna «L'immagine diversa» del Premio Michetti a Francavilla al Mare e alla mostra «Psicanalisi ed arte, psicanalisi ed estetica» al Centro Servizi Culturali di Pescara.
Alla metà degli anni Ottanta, oltre a dedicarsi a varie forme scultoree, dal tuttotondo all'altorilievo a parete, analizza l'inserimento nella pietra di elementi derivati da materiali tecnologici (vernice, piombo, ferro, gomma, vetroresina, spray) pur sempre in immagini di riferimento remoto. Nel 1986 partecipa a «Ricognizione Sud» nell'ambito della XI Quadriennale d'Arte di Roma e a «Forme nel verde. Dodici scultori tra natura e geometria» a San Quirico d'Orcia. Nel 1987 è presente ad «Alternative Attuali – Abruzzo 87» al Forte Spagnolo dell'Aquila, dove vince il primo premio al XXXVIII Premio Michetti di Francavilla al Mare, e l'anno successivo ad «Alternative Attuali '88. Pittura e musica» al Convitto Nazionale.
Alla fine degli anni Ottanta rivolge la propria ricerca al legno e ad altri materiali in senso strutturale e segnico, attraverso tagli e combustioni. Nel 1989 partecipa alla mostra itinerante «La provincia e l'Impero» a Palazzo Marchesale di Trentola Ducenta, al Chiostro di San Giovanni a Orvieto e a Palazzo Colonna di Paliano. Nel 1990 è presente a «Intercity Uno» alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, ad «Arte Roma '90» e alla collettiva itinerante «Il lusso della pausa» a Firenze, a Roma e nel Chiostro di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila.
La pietra come documento
Negli anni Novanta si apre alle esperienze più svariate, sia in termini di ricerca materica sia in funzione di una più esasperata espressività. Parte dal presupposto che la pietra, se correttamente analizzata e compresa, costituisca un documento geologico, storico e antropologico: la chiave per svelare gli atteggiamenti dell'uomo e degli esseri viventi nel contesto ambientale. Intende l'arte come atto creativo da applicare all'operatività del vedere, dell'indagare e del conoscere: essa fornisce la capacità di forgiare l'esistenza dell'uomo, diviene intuitiva, contemplativa e spirituale, uno strumento insostituibile per svelare il rapporto che lega l'uomo ai paesaggi del mondo e alle materie.
Realizza opere monumentali in spazi pubblici: dal simposio internazionale di scultura su granito di Buddusò (1985) al «Campo del Sole» di Tuoro sul Trasimeno (1986), da «La pietra svelata» di Poggio Picenze (1991) a «Dieci giornate in pietra» a Lettomanoppello (1997), fino a «Scultura Viva» a San Benedetto del Tronto e al Simposio internazionale di scultura su pietra di Fanano (1999). Organizza performance scultoree con interventi finalizzati a riscoprire il connubio millenario tra l'uomo e la pietra: «L'anima della pietra» a Lettomanoppello (1997), «Girotondo intorno al monte» a Sant'Eusanio Forconese (1997), «Relazioni con la pietra» a Pianola (1998), «La città e la memoria», una scultura-fontana per Bugnara (1999), «Fuori dentro il corpo della pietra» a Palazzo Margherita all'Aquila (2000), «Microcosmo di San Michele» a Villa Sant'Angelo (2004), «Sora Acqua Sora Pietra», intervento di rivalutazione ambientale su una sorgente di Lettomanoppello, e «Percorso meditativo» a Casalbordino (2007).
Innesti tra uomo e natura
Negli anni Duemila realizza opere monumentali incentrate sulla teoria degli innesti tra uomo e natura, trasformando la pietra in bulbo, seme, meteora: corpi che impattano nella loro organicità altre materie, per continuare insieme un viaggio senza tempo e senza spazio. Incrementa la produzione pittorica prendendo in considerazione una «bella pittura» che tende a incorporare «lo sporco e il brutto», i residui e le scorie del vissuto quotidiano: essi «svolazzano» nel quadro e vengono trascinati e sovrapposti dal pennello tra scivolamenti di colore. Alcuni quadri vengono esposti a Istanbul, alla Marmara University Fine Arts e alla Gallery of Kadıköy Municipality, per il progetto «ArteAccademia» (dicembre 2007 – gennaio 2008).
Dal 2010 realizza opere di grandi dimensioni: «Germoglio», monumento ai caduti del sisma del 2009 a Villa Sant'Angelo (2010); «Seme» per «Dieci giornate in pietra» a Lettomanoppello (2013); «Condensatore di rugiada», installazione ambientale per il Museo delle Acque di Isola del Gran Sasso (2015); «Esodo» a San Benedetto del Tronto e «Per Giorgia» a San Nicandro (2015).
Un artista solitario e tenace
Pasquale Liberatore è un artista solitario e tenace, che non si lascia facilmente condizionare dalle correnti artistiche. Svolge da molti anni una ricerca scultorea basata soprattutto nel porsi a capire la natura, in particolare nell'osservazione di forme chiuse ed embrionali che generano e inglobano vita: semi, tuberi, germogli. Trasforma questi elementi naturali per cercare di capirne il fine e il senso evoluzionistico. Durante il riporto scultoreo e nell'attivazione sensoriale cerca la coscienza esistenziale attraverso riferimenti analogici, cercando collegamenti con l'uomo e risposte ai problemi contemporanei.
Nelle ultime opere percorre la strada dell'antropologia visuale e negli anni si è attivato per la difesa dei territori e la salvaguardia della natura. La sua ricerca scultorea e pittorica non si è mai fermata: oggi è rivolta alle montagne come corpi sacri da rispettare, e alla pietra modellata e intesa dallo scultore come le ossa del pianeta Terra.
